Sant’Angelo in Lizzola, il castello dei poeti

C’è tanto medioevo a Sant’Angelo in Lizzola. Non mancano, però, suggestioni arrivate fino a noi dal Settecento e dall’Ottocento, quando il castello veniva eletto a luogo di villeggiatura da grandi poeti e intellettuali.

C’è, da queste parti, tutta la tranquillità tipica del paese adagiato sulle colline. È tuttavia sufficiente percorrere una manciata di chilometri per raggiungere un fondovalle del tutto occupato da una zona industriale vasta e laboriosissima.

Ci sono due spade raffigurate in un antico stemma cittadino, entrambe strette tra le mani del protettore San Michele Arcangelo a rappresentare le genti di Liciola e di Monte Sant’Angelo, divenute nel XIII secolo la medesima comunità.

Insomma, Sant’Angelo in Lizzola è un paese dalle molte, moltissime anime. E ora ne andremo a conoscere qualcuna.

La porta d'accesso del castello.
La porta d’ingresso del castello

Cosa vedere a Sant’Angelo in Lizzola

Sono i bar e i negozi cresciuti fuori dal castello, nella parte meno antica dell’abitato, a movimentare di un poco l’altrimenti quietissima vita di paese.  Ed è l’allegro vociare della massaia che sul portone celia con la vicina, dell’ambulante che sorridente redarguisce il cliente dubbioso, di chi calorosamente commenta le ultime notizie sportive con tra mani un cornetto e un quotidiano, a regalare una prima e benevola accoglienza al forestiero.

Il benvenuto formale attende però il visitatore poco lontano e ricorda lui che Sant’Angelo in Lizzola non è un semplice insieme di case sperduto tra le colline, ma un luogo antico e colmo di dignità: è l’elegante porta d’accesso al castello. Questa, un tempo forte di ponte levatoio, vede incastonati nella sua struttura lo stemma dell’importante famiglia dei Mamiani, la lapide che ricorda l’illustre cittadino Giovanni Branca e quella che dice a proposito della fondazione del Teatro Perticari.

Oltrepassando l’arco si giunge in una piazza fatta di ciottoli e di un pozzo molto caro ai fotografi della zona. E su questa si affaccia il palazzo più prestigioso del posto, quel Palazzo Mamiani che è sede del Municipio. L’edificio, di origine cinquecentesca, è stato più volte rimaneggiato nel corso dei secoli e ha conosciuto un rifacimento quasi totale dopo aver fatto i conti con la violenza della seconda guerra mondiale. La sua svettante torre ospita sovente iniziative culturali, mentre nel piano interrato trova posto la biblioteca.

A fianco di Palazzo Mamiani sorge la Collegiata di San Michele Arcangelo che, eretta nei primi anni del Settecento probabilmente in sostituzione di un più antico edificio di culto e ampliata nella prima metà del Novecento, custodisce una pala d’altare di scuola baroccesca e alcune copie tratte dai lavori del Correggio e di Guido Reni.

Sulla medesima piazza su cui sorgono Palazzo Mamiani e la Collegiata di San Michele Arcangelo è visibile una curiosa meridiana incastonata nella parte alta di un’abitazione. Il resto del piccolo castello è fatto di angolini caratteristici, fiori, peculiari volte, panorami e molte, moltissime suggestioni.

Palazzo Mamiani e Sant'Angelo in Lizzola stretti nelle mura cittadine
Sant’Angelo in Lizzola stretta nelle sue mura cittadine. L’edificio merlato è Palazzo Mamiani.

Meraviglie fuori le mura

Uscendo dal castello e prendendo a percorrere via Roma si incontrano prima un bel parchetto (munito di tavoli e di giochi) e poi quello straordinario esempio di barocco che è la bella Chiesa di Sant’Egidio. Il luogo di fede, edificato nel 1648 dalla famiglia Lapi, si presenta all’esterno con un’insolita facciata in laterizio e all’interno con una pianta a base ottagonale dove trovano spazio alcune tele del Venanzi e un altare più unico che raro, rivestito com’è d’oro zecchino.

Altro luogo incantevole è la Fonte Vecchia, conosciuta anche come Fonte dei Poeti per via della tradizione ottocentesca che la vedeva punto d’incontro per intellettuali e letterati. Questo fu certamente luogo amatissimo da Costanza Monti e da suo marito Giulio Perticari, alcuni sostengono esser stato caro anche a Giacomo Leopardi.

Facciata della Chiesa di Sant'Egidio
La caratteristica facciata in laterizio della Chiesa di Sant’Egidio

Storia di Sant’Angelo in Lizzola (in breve)

È il 1047 l’anno in cui troviamo l’abitato di Liciola nominato per la prima volta su di un documento: si tratta del lascito di papa Clemente II a favore dei monaci dell’ABBADIA DI SAN TOMMASO IN FOGLIA.

Nel Duecento il paese si ribellò alla famiglia dei Malatesta di Pesaro e lo sgarbo, una volta sedata la rivolta, venne ripagato dai governanti con una brutta moneta, cioè la perdita per gli abitanti di Liciola di ogni diritto sulle proprie terre. Della situazione approfittò la comunità di Monte Sant’Angelo che nel 1280 acquistò il castello dei vicini per abbandonare il proprio, visto che questo soffriva dell’instabilità e di tutte le incertezze d’essere stato costruito su un terreno sdrucciolevole e gonfio d’acqua.

Nel 1404 Sant’Angelo in Lizzola smise di essere villa per divenire castrum, ovvero venne fortificata. Non cessò tuttavia di gravitare attorno alla città di Pesaro e ne conobbe gli stessi dominatori: i Malatesta, gli Sforza e i Della Rovere. Nel 1584 il castello venne concesso dal Duca d’Urbino in feudo a Giulio Cesare Mamiani, che quattro anni dopo fece erigere il palazzo che porta il suo nome.

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Nel 1631 l’intero Ducato d’Urbino passò nelle mani dei lontani papi di Roma. Nel 1810 al Comune di Sant’Angelo in Lizzola si unirono le comunità di Monteciccardo e di Ginestreto. L’assetto amministrativo cambiò nuovamente in periodo fascista, quando il paese, pur potendosi ancora fregiare d’esser comune, vide molte sue frazioni aggregarsi a Pesaro.

Molto dolorosa per Sant’Angelo in Lizzola, che vedeva i suoi confini lambiti dalla celebre Linea gotica, fu la partecipazione alla seconda guerra mondiale. Gli eventi bellici costarono decisamente troppe vite umane e tolsero all’abitato costruzioni di pregio come buona parte del già citato Palazzo Mamiani, il Teatro Perticari e la Chiesa della Natività di Maria. Nemmeno le sue frazioni uscirono indenni dal conflitto: Montecchio dovette versare il suo tributo di sangue il 21 gennaio 1944 allorché vide scoppiare la polveriera, evento che distrusse una buona fetta d’abitato e ne segnò la storia nel profondo.

Anelli anticamente usati per legare gli animali
Lungo buona parte della cortina muraria sono presenti degli anelli. Questi erano elementi imprescindibili per ogni castello, tornando utili per legare cavalli e altri animali.

Bibliografia

  • AA.VV., Storia di un borgo antico, Grafica Vadese, 2005;
  • ORTOLANI C., Sant’Angelo in Lizzola: piccola guida per il visitatore, Comune di Sant’Angelo in Lizzola, 2008;
  • Id., Sant’Angelo in Lizzola 1047-1947;
  • SACCO D., Tra terra e mare 2, Metauro Edizioni. 2006.

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