Storia di Mondolfo (in breve)

Uno tra i Borghi più Belli d’Italia, meta gradita tanto agli amanti del mare quanto a coloro che in testa e nel cuore hanno i ritmi lenti della collina: un paese, insomma, che molto ha da offrire in termini di meraviglia. E conoscerne il passato non può che renderlo ancora più affascinante.

Ecco quindi di seguito la storia di Mondolfo, una storia trattata per sommi capi, che non vuole andare oltre l’infarinatura generale, così da non annoiare il lettore con date che nemmeno la gran parte dei residenti ricorda.

Le origini di Mondolfo

Il territorio situato nei pressi della foce del Cesano ha visto scorrere la vita già dal neolitico, ma veri e stabili insediamenti si possono datare solo a partire dalla tarda età romana. Ad ogni modo, presto la zona crebbe di importanza, tanto che le autorità dell’Esarcato di Ravenna si videro costrette a invitarvi popolazioni protobulgare allo scopo di sostituire la locale forza lavoro falcidiata dalle epidemie.

Non meno moleste della malattia erano poi le violente incursioni nemiche, incursioni che – tra il VI e il VII secolo d.C. – spinsero le genti verso il colle ove sorge l’odierna Mondolfo. Il sito scelto si mostrò presto per quello che era: oltremodo fertile, facilmente difendibile, sufficientemente distante dalla costa per schivarne i pericoli ma non troppo da non riuscire a mantenerne il presidio. Un luogo ottimo per concentrarvi la vita quindi, luogo che i bizantini pensarono di fortificare alla svelta e – forse per via di un qualche tempio dedicato a Marte presente nei paraggi – di nominare Castrum Marchi.

Mondolfo vista dal fondovalle. Un poggio, quello su cui sorge, non tanto imponente ma comunque sufficientemente riparato da proteggerne le genti. Sul lato opposto, non visibile nell’immagine, il mare.

Storia di Mondolfo tra Medioevo e Rinascimento

La positività e il rifiorire dell’economia dopo l’anno mille non trascurarono Castrum Marchi, che ben presto vide accrescere la popolazione e nuove abitazioni spuntare anche fuori l’unico circuito murario. Non troppo tempo dopo, in onore dell’autoctona casata che lo guidò fino al 1300, il castello prese a esser detto Monte Offo (nome da cui con tutta probabilità deriva quello attuale di Mondolfo).

Sul finire del XIII secolo il borgo cresciuto fuori dell’originario perimetro castellano venne racchiuso entro una seconda cinta di mura. Grossomodo nello stesso periodo, Mondolfo vide allungare su di sé la forte mano dei Malatesta, un dominio che – seppur a più riprese contrastato dalla Chiesa – seppe durare fino al 1462, vale a dire fino alla battaglia del Cesano, scontro che segnò per la nobile casata romagnola il punto di non ritorno verso un graduale declino.

Mondolfo roveresca

Una dozzina di anni dopo i fatti del Cesano, Mondolfo -insieme a Senigallia e all’intero vicariato di Mondavio- divenne cosa di Giovanni della Rovere. Va detto che il buon Giovanni fu molto aiutato nella presa del potere dall’essere nipote di Papa Sisto IV, illustre parentela che tuttavia non lo esonerò dal dover rendere l’anima a Dio il 6 novembre del 1501.

Teoricamente, a questo punto, sarebbe toccato a Francesco Maria I della Rovere il compito di guidare il territorio fino a quel momento governato dal padre. Tuttavia gli undici anni appena di Francesco Maria erano davvero troppo pochi per consentirgli di ricoprire un effettivo ruolo di comando. Neanche il padre adottivo e zio naturale, Guidobaldo da Montefeltro, dovette però spendersi in eccessiva fatica di governo, visto che nel giro di qualche mese i di lui possedimenti vennero occupati con l’inganno da Cesare Borgia.

Il Duca d’Urbino poté riottenere le sue terre l’anno successivo, quando la gente si ribellò contro l’usurpatore e contemporaneamente la morte privò il Borgia del suo più forte alleato, vale a dire suo padre Papa Alessandro VI.

Una sorte simile a quella del genitore che l’aveva adottato toccò anche a Francesco Maria, che nel frattempo aveva potuto fare uno Stato dei due ereditati da Giovanni e Guidobaldo: se Papa Giulio II l’aveva aiutato a mettere le mani anche su Pesaro, il nuovo pontefice Leone X aveva provveduto a privarlo di tutto nel 1517, trasferendo formalmente di punto in bianco l’intero Ducato urbinate nelle mani del nipote Lorenzino de’ Medici.

Fu in questo frangente che la storia di Mondolfo conobbe le ore più disperate. Il castello, dopo diciotto giorni d’assedio, capitolò e ciò che ne seguì non fu affatto piacevole: le campagne vennero devastate, le case saccheggiate e le genti torturate orribilmente. Ma quello mediceo sul Ducato urbinate fu dominio assai effimero, un potere che si spense nello spazio di pochissimi anni assieme alla vita di Leone X.

Giovanni Della Rovere. Immagine di pubblico dominio.

La rocca

Si dice che già a metà del ‘300 il nostro bel borgo marchigiano possedesse una rocca munita di mezza dozzina di uomini d’arme. Tale fortificazione sopravvisse per poco più di un secolo, smantellata come fu dagli stessi mondolfesi nel 1464 in rivolta contro il dominio del Piccolomini succeduto – seppure in qualità di meteora nella millenaria storia di Mondolfo – ai Malatesta.

Ci vollero però solo pochi anni perché una nuova rocca potesse sorgere dalle macerie della precedente, una struttura difensiva di tutto rispetto, eretta secondo le direttive di Francesco di Giorgio Martini, forse il miglior architetto militare del periodo. Lo stesso Martini riammodernò anche le mura e le altre difese cittadine per realizzare una vera e propria macchina da guerra in forma di paese.

La storia di Mondolfo dopo i Della Rovere

Sotto i Della Rovere la cittadina marchigiana conobbe un notevole sviluppo urbanistico e si fece luogo economicamente floridissimo, tanto che le famiglie più abbienti poterono gareggiare nell’abbellire palazzi e cappelle con i piccoli capolavori dei più rinomati maestri locali.

Tutto sommato, però, nemmeno quando l’ultimo duca lasciò questo mondo (1631) toccò ai mondolfesi di stracciarsi le vesti: seppur meno stimolante dal punto di vista artistico ed economico, la nuova guida pontificia seppe garantire alle antiche terre ducali un lungo periodo di pace che durò fin quasi gli albori dell’Ottocento.

Anzi, si può dire che i locali sentissero un certo senso di appartenenza verso lo Stato della Chiesa, sentimento che nel 1797 li portò a schierarsi apertamente contro Napoleone e a far prigionieri tra i soldati del Generale Monnier. Ciò, come la più ampia storia sottolinea, non esentò Mondolfo dal dover essere inclusa nel Regno d’Italia per sette anni a partire dal 1808.

È nel secondo dopo guerra che il paese si trovò a subire una nuova e profonda mutazione, passando dall’essere un centro a vocazione agricola e artigianale (piuttosto noti erano i coltelli e le fisarmoniche prodotte in paese) ad ambita meta turistica, una meta che sa unire alle bellezze del borgo storico le tranquille spiagge di Marotta.

Sul sito è disponibile anche una GUIDA ALLE BELLEZZE DEL CASTELLO DI MONDOLFO che forse può interessare il lettore.

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